NEWS: Il Parco Nazionale della Majella

La Majella è nota sin dall'antichità come montagna ricca di erbe e fiori. In particolare era conosciuta da erboristi e medici di tutto il centro e sud della penisola che ne percorrevano i valloni e le creste alla ricerca di rimedi insostituibili per ogni genere di malattia. La grande estensione del massiccio fa si che sulla Majella siano presenti ambienti assai disparati che vanno dalle calde e secche pareti rocciose di bassa quota, alle fresche ed umidissime faggete della fascia montana, agli estesissimi arbusteti alpini, sino alle steppe ventose ed alle pietraie e vallette nivali delle quote più alte dove le condizioni climatiche sono assai simili a quelle presenti nella tundra artica.

Sono presenti 142 specie vegetali ed una fauna altrettanto numerosa e differenziata. Dal cinghiale al capriolo all'istrice, dalla faina alla lontra, tipici dei boschi misti collinari, dei campi coltivati e dei corsi d'acqua; si passa all'orso bruno, al lupo, alla lince, al cervo, che è possibile avvistare nei boschi di faggio. In alta quota, al di sopra dei 1700 metri, è possibile vedere il Camoscio d'Abruzzo, considerato il più bello del mondo a motivo dello splendido mantello invernale e della eccezionale lunghezza delle corna.

DA NON PERDERE:

Una visita ai suggestivi eremi

L’Eremo di Santo Spirito a Majella, nei pressi di Roccamorice, uno dei complessi monastici più famosi e più grandi della Majella oltre che il più ricco di storia e di tradizioni, perfettamente incastonato nella roccia, a testimoniare la fusione ideale tra divinità e natura.

E’ raggiungibile a piedi, con  un'ora circa di cammino dai prati della Majelletta, oppure attraverso una ripido percorso, dal paese di Roccamorice. Più in basso, all’interno dello stesso vallone, si trova l’Eremo di San Bartolomeo in Legio, ricavato in uno sperone roccioso lungo 50 mt circa. La sua principale caratteristica è il suo accesso assolutamente spettacolare, che avviene attraverso una scalinata scavata nella pietra. Importante è la data del 25 agosto, quando i pellegrini assistono prima alla celebrazione della messa all'alba all'interno dell' eremo, poi si recano presso il torrente Capo la Vena, e si bagnano nelle sue acque secondo un antico rituale. Portano quindi in processione la statua del Santo a Roccamorice, dove resta esposta fino al 9 settembre.

Partendo da un sentiero che inizia poco dopo la contrada Brecciarola di Serramonacesca, attraverso una comoda scalinata scavata nella pietra, si raggiunge con mezz’ora circa, l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone posto a circa 700 mt d'altezza, in una posizione mozzafiato, da dove la vista spazia sul Gran Sasso e sul Sirente.

Dentro l'eremo , c'è un giaciglio noto come la "Culla di Sant'Onofrio". Vi è la credenza secondo la quale, adagiandosi nel suo interno, si viene guariti da eventuali dolori.

Ancora oggi, il 12 giugno, è tradizione recarsi all'eremo, posto a 700 m. di altitudine, percorrendo l'aspro sentiero di roccia sul quale, secondo la leggenda, il Santo avrebbe lasciato impresse le proprie impronte.

Più nascosto e più difficile da raggiungere, è invece l’Eremo di San Giovanni all’Orfento che si erge a 1227 mt s.l.m. sul versante alto della Maiella, nella Riserva Naturale dell'Orfento, a Caramanico.

L’accesso all’eremo avviene attraverso 20 gradoni scavati nella parete. Segue  un camminamento, al termine del quale a causa della sporgenza della roccia, occorre strisciare per circa 3 metri per accedere alla cavità.

Una visita alla abbazie di San Clemente a Casauria, che rappresenta uno dei monumenti più importanti del patrimonio artistico ed architettonico abruzzese, oltre a costituire un’importante testimonianza dell’organizzazione monastica del territorio nel Medioevo; e San Liberatore a Majella, uno dei più antichi monasteri d’Abruzzo, immersa in uno scenario naturale ricco di boschi, di acque e di anfratti.

Una visita al santuario del Volto Santo di Manoppello, custode di un’importantissima reliquia, un velo tenue che ritrae il volto di un uomo con capelli lunghi e barba, che si pensa essere il volto del Cristo.

Una passeggiata nei borghi di Pescocostanzo, famoso in tutto il mondo per l’eccezionale patrimonio architettonico rinascimentale e barocco, ma anche per l’artigianato artistico e la lavorazione del merletto a tombolo, della filigrana e del ferro battuto e di Pettorano sul Gizio, uno dei borghi più belli d’Italia, ricco di edifici di pregio di epoca medievale e barocca.